Il partito del suq
Il partito del sud, che aveva occupato le prime pagine dei quotidiani per un paio di settimane a luglio, in concomitanza con le ultime rifiniture della legge finanziaria, è andato in vacanza. Forse se ne sentirà ancora parlare quando si tratterà di confezionare le liste per le regionali di primavera, ma già fioccano le defezioni.
17 AGO 20

Il partito del sud, che aveva occupato le prime pagine dei quotidiani per un paio di settimane a luglio, in concomitanza con le ultime rifiniture della legge finanziaria, è andato in vacanza. Forse se ne sentirà ancora parlare quando si tratterà di confezionare le liste per le regionali di primavera, ma già fioccano le defezioni. Marcello Dell’Utri, che Gianfranco Miccichè aveva indicato come l’ispiratore solo qualche settimana fa, oggi dice che il partito del sud è “una cazzata”, salvo poi scusarsi per il linguaggio, ma non per il giudizio. Dall’altra parte della barricata, il governatore della Campania Antonio Bassolino, che aveva vagheggiato l’idea di una lista meridionalista, ora pare intenzionato a ripresentarsi come candidato sindaco di Napoli, senza tenere conto dell’insuccesso di operazioni di rientro di questo tipo (dimostrato dalla vicenda romana di Francesco Rutelli). Resta, naturalmente, il Partito delle autonomie di Raffaele Lombardo, che ha però una presa soprattutto siciliana e che è stato molto ammansito dagli emendamenti che ha ottenuto alla legge di bilancio.
Un nuovo partito si fonda per opporsi alla situazione esistente, per questo le grandi formazioni sono nate storicamente come forze di opposizione. Per condurre trattative sulla distribuzione delle risorse come in un suk arabo, servono correnti di partiti nazionali o piccole formazioni fiancheggiatrici che possono trattare con il migliore offerente. Questo tipo di partito del sud non è una terapia per i mali del sud, caso mai ne è un sintomo. Il sud deve liberarsi da una duplice subalternità, quella dell’economia aggrappata alla spesa pubblica e quella del taglieggiamento della criminalità organizzata, che trae forza dalla debolezza della struttura imprenditoriale e civile. Partiti o partitini che si occupano principalmente delle dimensioni del flusso di risorse e non della garanzia di un loro impiego capace di uscire dal circolo vizioso di assistenzialismo pubblico e taglieggiamento criminale, non sono una risposta alle esigenze di cambiamento. Amministratori che temono per la rielezione, politici insoddisfatti del ruolo che hanno ottenuto, intellettuali che scambiano la questione meridionale con la lamentela vernacolare, possono dare qualche fastidio, ma non rappresentano nemmeno un ipotetico contrappeso alla Lega nordista. Tutt’al più possono tirare per le pieghe le scelte di bilancio, contrattare qualche stanziamento e qualche prebenda. Ed è quel che fanno.